Per anni il VO₂max è stato considerato una sorta di “Sacro Graal” della salute.
Più alto è il tuo fitness cardiorespiratorio:
- meno rischio cardiovascolare,
- meno mortalità,
- meno diabete tipo 2,
- migliore salute generale.
E infatti il VO₂max viene spesso presentato quasi come un biomarcatore definitivo di salute e longevità.
Ma c’è un problema.
La maggior parte di queste evidenze deriva da studi osservazionali.
E gli studi osservazionali ci mostrano correlazioni, non necessariamente causalità.
Quindi la domanda vera è:
Il VO₂max elevato è davvero la causa di una vita più lunga e più sana… oppure è semplicemente il riflesso di altri fattori più importanti?
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism nel 2025 ha provato a rispondere proprio a questa domanda.
E i risultati sono parecchio interessanti.
Cos’hanno fatto gli autori?
Gli autori hanno utilizzato una metodologia chiamata Mendelian Randomization.
Detta semplice:
invece di limitarsi a osservare associazioni tra variabili, hanno sfruttato dati genetici per cercare di capire la direzione causale delle relazioni.
In pratica hanno cercato di capire:
- il VO₂max migliora salute e longevità?
oppure - sono altri fattori biologici e comportamentali a migliorare sia il VO₂max sia la salute?
Per farlo hanno analizzato enormi database genetici europei con centinaia di migliaia di soggetti.
Il primo risultato: la composizione corporea conta tantissimo
Questo è probabilmente il dato più forte emerso dallo studio.
Gli autori hanno osservato che:
Più grasso corporeo → VO₂max peggiore
La percentuale di massa grassa mostrava una forte associazione causale con un peggior fitness cardiorespiratorio.
Anche:
- BMI elevato,
- grasso troncale,
- peso corporeo elevato,
erano associati a valori peggiori di VO₂max.
Più massa magra → VO₂max migliore
Al contrario, una maggiore massa magra era associata a migliori livelli di fitness cardiorespiratorio.
Detto in maniera molto semplice:
il VO₂max sembra essere fortemente influenzato dalla composizione corporea.
Attività fisica: nessuna sorpresa, ma conferma importante
Lo studio ha mostrato anche che:
- maggiore attività fisica → maggiore VO₂max
- maggiore sedentarietà → minore VO₂max.
La cosa interessante è che questo valeva:
- sia per l’attività auto-riferita,
- sia per quella misurata con accelerometri.
Quindi non stiamo parlando solo di “percezione” del movimento.
Ma allora il VO₂max fa vivere di più?
Qui arriva il punto più interessante del paper.
Gli autori hanno fatto anche l’analisi inversa:
cioè hanno provato a capire se un VO₂max geneticamente più elevato causasse direttamente:
- maggiore longevità,
- minor rischio di diabete,
- miglior metabolismo.
E il risultato è stato sorprendente:
No.
Non hanno trovato evidenze robuste che il VO₂max sia causalmente responsabile di:
- riduzione del rischio di diabete tipo 2,
- aumento della longevità.
Aspetta… quindi il VO₂max non serve?
No. Attenzione.
Questo studio NON dice che:
- allenarsi non serva,
- il fitness cardiorespiratorio non sia importante,
- il VO₂max sia inutile.
Dice una cosa molto più sottile.
Forse il VO₂max è un marker, non il meccanismo
Il VO₂max continua a essere:
- un fortissimo predittore di salute,
- un indicatore molto potente di mortalità,
- un ottimo biomarcatore clinico.
Ma potrebbe non essere lui il “motore causale” principale.
Secondo gli autori, i veri fattori causali sembrano essere:
- attività fisica,
- composizione corporea,
- bassa adiposità,
- comportamento attivo nel tempo.
In altre parole:
forse non vivi di più perché hai un VO₂max alto.
Hai un VO₂max alto perché hai uno stile di vita e caratteristiche biologiche che favoriscono salute e longevità. Ed è una differenza enorme.
Una possibile analogia
Pensiamo alla febbre.
La febbre è spesso associata a infezioni.
Ma abbassare artificialmente la febbre non significa necessariamente eliminare la causa dell’infezione.
Allo stesso modo:
- aumentare il VO₂max potrebbe non essere automaticamente la “causa” del beneficio,
ma il riflesso di adattamenti più profondi.
E quindi clinicamente cosa ci portiamo a casa?
1. Il movimento resta centrale
Questo studio non ridimensiona l’importanza dell’esercizio.
Anzi.
L’attività fisica rimane uno dei fattori più fortemente associati a salute e longevità.
2. La composizione corporea conta più del “numero VO₂max”
Ridurre adiposità e migliorare la massa magra sembrano avere un ruolo causale molto forte.
Probabilmente molto più importante del semplice inseguire un valore numerico di fitness.
3. Salute ≠ performance
Questo è un messaggio fondamentale anche in riabilitazione.
Una persona può:
- migliorare salute metabolica,
- aumentare funzione,
- ridurre rischio,
- vivere meglio,
anche senza trasformarsi in un atleta endurance.
Il rischio del fitness reductionism
Negli ultimi anni si è diffusa molto l’idea che:
“più alto è il VO₂max, meglio è”.
Ma questo paper ci ricorda una cosa importante:
la fisiologia umana è complessa.
Ridurre tutto a un singolo biomarcatore rischia di farci perdere di vista il quadro generale:
- movimento,
- comportamento,
- composizione corporea,
- sonno,
- alimentazione,
contesto di vita.
Conclusione
Questo studio ci lascia un messaggio molto interessante.
Il VO₂max:
- rimane un eccellente indicatore di salute,
- continua a essere associato a mortalità e malattie metaboliche,
ma potrebbe essere più:
una conseguenza di uno stile di vita favorevole
che la causa diretta della longevità.
E forse questo sposta il focus clinico verso ciò che conta davvero:
- muoversi di più,
- mantenere una buona composizione corporea,
- ridurre sedentarietà,
- costruire comportamenti sostenibili nel tempo.
Più che inseguire un numero.

Bibliografia:
Kjaergaard AD (2025). Cardiorespiratory Fitness, Body Composition, Diabetes, and Longevity: A 2-Sample Mendelian Randomization Study. J Clin Endocrinol Metab